QUEL MANTELLO AL TRAMONTO DEL SOLE

 

 

 

Oggi è San Martino, il quale quando non aveva ancora vent’anni, nel corso di una ronda notturna, poiché era soldato imperiale, si trovò davanti un barbone seminudo che tremava come una foglia. Siamo nell’Ungheria del 335. Nonostante le cronache ricordino quell’anno come particolarmente gelido, Martino tagliò in due la clamide (il mantello da ufficiale che era bianco) e ne dette un pezzo a quel poveraccio, perché si coprisse. Tornato in caserma e buttatosi sul letto, sognò Gesù che, indossando la sua mezza clamide, diceva ai suoi angeli: «Ecco qui Martino, il soldato romano che non è ancora battezzato e già mi ha rivestito». Martino infatti era un catecumeno. Questa storia del mantello però, mi ha sempre suscitato una domanda: ma questo Santo non sarà un po’ taccagno? Perché non si è spogliato completamente del mantello a favore del povero come San Francesco? La cosa mi ha sempre incuriosito tanto che ne ho cercato le ragioni: tra queste il fatto che solo metà del mantello apparteneva realmente al soldato, il resto era della legione, per cui lui davvero donò tutto quello che possedeva. Ma c’è una ragione ancora più profonda ed è il fatto che guardando il povero, anch’egli si scopre nudo e bisognoso di misericordia perché Martino nel povero vede Cristo. Ecco perché mantiene metà del mantello. Martino non è il ricco che regala il superfluo: è un soldato che spartisce la piccola risorsa di cui dispone. Egli ci insegna l’arte del CON-DIVIDERE…. del dividere con qualcuno la vita… in modo che ad ognuno non manchi la dignità. E’ nella nudità infatti, che si rivela la vergogna degli uomini: pensiamo a quanti poveri e bambini spogliati di ogni diritto, di ogni bellezza, di ogni dignità. A volte questo CON-DIVIDERE è proprio una restituzione di dignità: quel mantello diventa così non solo il segno della misericordia, ma anche della giustizia verso ogni essere umano. Per questo il libro del Levitico ordinava agli Israeliti: “se prendi in prestito il mantello del povero, dovrai assolutamente restituirgli il pegno al tramonto del sole, perché egli possa dormire con il suo mantello…è l’unica coperta che ha per la notte. Se non lo restituisci, con che cosa si coprirà?” (cf Dt 24,13). Solo dopo aver fatto giustizia ai poveri, potrai capire cosa è la gratuità….come dice Gesù: “a chi vuole toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello” (cf Mt 5,40). Tra una castagna e l’altra stasera, pensiamo anche a queste cose. Buona festa di San Martino!

Il vostro Parroco

 

 

 

 

 

 

 

 

 

MINISTRANTI’S DAY

Oggi 11 novembre celebriamo l’annuale Ministranti’s day: una giornata per far conoscere ai fanciulli e alle famiglie la vocazione del ministrante. C’è la Liturgia animata alle 10.30 e di seguito nella Sala S.Annibale uno spettacolo ed un buffet. Tutto organizzato con gioia dalle famiglie dei ministranti.

 

 

 

 

 SAN MARTINO

Oggi 11 novembre è anche la festa di San Martino: siamo tutti invitati alla tradizionale “Castagnata di San Martino” alle ore 20 presso l’Oratorio in via Tuscolana 165. Le castagne sono offerte dai catechisti: potete portare un dolce o un salato e una bibita o del vino novello. Buon San Martino a tutti!

 

 

 

 

 

GIORNATA MONDIALE DEI POVERI

Domenica prossima 18 novembre, è la 2^ GIORNATA MONDIALE DEI POVERI, istituita dal Papa nel Giubileo della Misericordia e fissata ogni anno per la XXXIII domenica del Tempo Ordinario. La nostra Parrocchia dallo scorso anno la dedica ogni anno ad una delle 7 opere di misericordia corporale insieme ad un’associazione che se ne occupa; lo scorso anno abbiamo scelto la povertà dei carcerati insieme ai volontari del Carcere di Rebibbia. Quest’anno scegliamo la povertà degli affamati insieme al nostro Centro Caritas di distribuzione alimenti: “ero affamato e mi avete dato da mangiare” (Mt 25,36).

Pertanto domenica prossima e per tutta la settimana a seguire, potrete portare alimenti non deperibili e metterli nelle ceste che troverete nella Cappella di Sant’Annibale. In particolare abbiamo bisogno di: olio, tonno, legumi, salse di pomodoro, succhi di frutta, tutto ciò che è scatolame o in vetro non deperibile, merendine, biscotti. Chi vuole può anche cucinare una pietanza per i poveri che assistiamo per strada il lunedì sera con il Gruppo Lazzaro, mettendosi in contatto con Annamaria Chicca (349.3951967).

 

 

 

 

CORALE “CANTARE AMANTIS EST”

La nostra corale parrocchiale necessita di voci maschili e di altre giovani voci che arricchiscano il loro servizio al Signore nelle celebrazioni liturgiche. Chi desidera far parte della Corale ed ama il canto, può rivolgersi al maestro Paolo Pieri o al Parroco. Da quest’anno, la Corale vive anche il suo momento di preghiera mensile, nell’animazione dell’adorazione serale del 1° giovedì del mese per le vocazioni. Vi aspettiamo!

 

 

 

 

Per vivere  l’Anno Eucaristico

 

 

 10/Riflessioni per un Galateo Eucaristico

Non è assolutamente vero che “ciò che conta è la sostanza”. Quando sei invitato ad un grande incontro, ti vesti, parli e ti muovi….in un certo modo!

Immaginate una sposa con un vestito stracciato, le mani sporche e un olezzo infamante.

Non è assolutamente vero che “l’abito non fa il monaco”. L’ abito dice invece chi è la persona: il suo grado di dignità, di maturità, di capacità relazionale e di rispetto.

Immaginate un uomo che va al funerale di suo padre con gli infradito ed il costume.

Non è assolutamente vero che “verba volant et scripta manent”. Uno scritto basta bruciarlo e non lo leggi più, ma le parole bruciano vive nel cuore per sempre.

Immaginate un figlio che maledice un genitore davanti a tutti.

 Non è assolutamente vero che “basta il pensiero”. Noi siamo fatti di carne e abbiamo bisogno di gesti concreti che dicono più delle parole. Come Gesù parlava coi gesti…

Immaginate un padre di famiglia che senza fare assolutamente nulla, aspetta un lavoro.

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Anche quando siamo in chiesa, davanti all’Eucarestia, quello che siamo lo esprimiamo con i gesti, con le parole e col vestito.

Iniziamo coi gesti. Quando entriamo in una casa dove siamo invitati, chi salutiamo prima? I padroni di casa o i loro domestici? Allo stesso modo, quando entriamo in chiesa, il primo saluto va dato al Signore Dio, realmente presente vivo nel Tabernacolo o esposto sull’altare. Come si fa? Piegando il ginocchio destro in segno di adorazione, oppure se abbiamo problemi con le ginocchia, con un’inchino profondo. Il tutto condito con uno bello sguardo rivolto a Lui! Solo dopo, intingiamo le dita nell’acqua benedetta, accendiamo le candele e facciamo tutte le nostre devozioni.

Continuiamo con le parole. Quando stiamo con le persone che amiamo, cosa facciamo? Gli diciamo parole a caso o parole volute per esprimere amore, verità o ricerca di comunione? Così è con il Signore. Dobbiamo pronunciare bene le parole della Chiesa come ce le insegna la Chiesa. Non fare le nostre devozioni private o preghiere personali mentre sull’altare si celebra l’Eucaristia. Ma si può stare in ginocchio davanti a P. Pio mentre sull’altare c’è il Signore del cielo e della terra?! Ma si può stare inginocchiati davanti alla Madonna mentre nel cuore hai ricevuto l’Autore della Vita dopo la comunione eucaristica?!

Concludiamo con il vestito. Questo è il punctum dolens. Non è richiesto nessun vestito per andare in chiesa, ma è richiesta la dignità e il rispetto per un luogo consacrato e abitato dal Signore e dai fratelli. Mi riferisco al caldo estivo che non giustifica assolutamente di venire con spalle denudate o in pantaloncini. Anche il sacerdote che presiede ha caldo, ma non per questo celebra in bermuda. Allo stesso modo, il cristiano che celebra dai banchi deve essere rivestito di dignità.

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